La Sindrome dell’Impostore: come si articola e perchè non è sempre uno svantaggio.

“Non mi candido nemmeno per la posizione, tanto non mi prendono”

“E’ troppo bello per me, cosa ci provo a fare?”

“Ho fatto un buon lavoro? No, solo un colpo di fortuna”

Hai sminuito un tuo risultato, oppure hai sminuito la tua professionalità e/o le tue capacità? La Sindrome dell’Impostore potrebbe dunque esserti familiare.

Si tratta sostanzialmente di un auto-sabotaggio che, secondo molti autori, colpisce le persone spesso più intraprendenti ed in gamba, le stesse persone che poi hanno difficoltà a riconoscersi meriti e/o farsi complimenti (Lo sapevi che ne soffrono anche alcuni premi Oscar Meryl Streep e Kate Winslet?). Si stima che almeno il 70% della popolazione si sia trovato in questa situazione, senza che necessariamente diventasse motivo di mal funzionamento sociale e/o lavorativo.

Da uno studio del 2020 evidenzia come siano stati identificati 3 antecedenti, a livello di letteratura:

  1. Il genere
  2. Tratti personali
  3. Le aspettative legate al ruolo sociale/familiare

L’impatto negativo della Sindrome dell’Impostore a livello comportamentale (come i processi di decision making, il comportamento innovativo ed i comportamenti sociali) è infatti legato, sempre a livello di letteratura, a questi tre fattori. I fattori contestuali rivestono anche un’importanza secondaria di rilievo.

A livello cognitivo, questo si traduce in bassa autostima, paura del fallimento e percezione di “non-merito”.

Fattori protettivi in questo senso, identificati dalla ricerca, possono essere

  • Una pratica mindfulness
  • Una rete di supporto solida (amicale, professionale e/o familiare)

Una delle spiegazioni che la ricerca offre, riguarda il contesto sociale, che viene percepito come competitivo, continuamente in cambiamento e dunque fonte di stress ed insicurezza. Questa sfumatura contestuale lascerebbe un senso di inadeguatezza latente negli individui, minando le basi di una esplorazione sicura dell’esperienza.

Un altro elemento preso in considerazione per tentare di spiegare questo fenomeno è il contesto educativo che favorisce un senso di umiltà nei confronti di ciò che sappiamo fare; da una parte per evitare di ricadere nella superbia, dall’altra per non minare le nostre relazioni sociali, rendendo l’altro a disagio con i nostri successi.

Con questo post non intendo tuttavia metter in croce la Sindrome dell’Impostore in toto.

La capacità di auto-critica e l’abilità di valutare attentamente quanto potenziale stiamo usando sono di per sé sane; non solo, ma ci proteggono anche da errori di stima e ci spingono a migliorarci ogni giorno.

Quando si supera la linea rossa che divide ciò che è sano da ciò che non lo è?

A mio parere questa distinzione giace nell’impatto che questo fenomeno ha sulla nostra capacità di “funzionare”: se ci blocca, se ci congela all’interno di un’esistenza, ecco è allora che il confine è stato varcato.

Puoi leggere a riguardo: Impostor syndrome: An integrative framework of its antecedents, consequences and moderating factors on sustainable leader behaviors – Aparna KH, Preetha Menon 

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