Cyberbullismo e ideazione suicidaria: differenze di genere e benessere soggettivo

Buongiorno a tutti! Nel contributo di oggi continueremo ad esaminare il fenomeno del bullismo prendendo in considerazione una sua nuova manifestazione: il cyberbullismo.

Con questo termine si intendono tutte le forme di bullismo perpetrate attraverso strumenti tecnologici quali cellulari, Internet e social media. E’ possibile identificare alcune caratteristiche specifiche di questo fenomeno (Beltrán-Catalá e coll., 2018;  Tokunaga, 2010):

  • Minore possibilità di sottrarvisi nel momento in cui si verifica;
  • Maggiore e più rapida possibilità di diffusione per i contenuti aggressivi o umilianti, che possono risultare visibili ad un pubblico più ampio;
  • Possibilità per l’aggressore di mantenere l’anonimato.

Tutti questi elementi finiscono con il fare sentire le vittime di cyberbullismo più isolate e ancora più impossibilitate a trovare o chiedere aiuto (Asher e coll., 2017).

Già Olweus rispetto al bullismo tradizionale sottolineava come i rischi per le vittime andassero da una condizione di demoralizzazione allo sviluppo di veri e propri sintomi ansiosi o depressivi, autolesività o ideazione suicidaria. Trasferendo queste considerazioni alla riflessione sul cyberbullismo, in un recente studio Lucas-Molina, Pérez-Albéniz e Fonseca-Pedrero (2018) hanno approfondito i meccanismi che legano i fenomeni di bullismo e cyberbullismo all’ideazione suicidaria. In particolare, hanno ipotizzato che il benessere soggettivo, inteso come una valutazione del proprio livello di soddisfazione rispetto alla vita in generale e rispetto ad ambiti specifici, e il genere possano influenzare questa relazione. Secondo Goswami (2012) degli importanti fattori che predicono la percezione di benessere soggettivo sono la qualità delle relazioni familiari e con i pari.

Nello studio sono stati coinvolti 1664 studenti spagnoli di età compresa tra i 14 e i 19 anni ai quali sono stati somministrati una serie di questionari di valutazione di bullismo tradizionale, cyberbullismo via Internet, cyerbullismo via cellulare, benessere soggettivo e ideazione suicidaria. I risultati hanno mostrato come per le femmine l’essere vittima di ciascuna di queste tre forme di bullismo sia associato allo sviluppo di ideazione suicidaria e come questa relazione sia mediata in modo diretto dal benessere soggettivo. Per i maschi, invece, il benessere soggettivo influenza solo in modo indiretto e con minore intensità la relazione tra il fatto di essere vittima di forme di bullismo tradizionale o di cyberbullismo via Internet e l’ideazione suicidaria. Gli autori concludono che per gli adolescenti vittima di bullismo o cyberbullismo attraverso Internet il rischio di sviluppare ideazione suicidaria aumenti almeno in parte in seguito all’impatto di questi fenomeni sul benessere soggettivo.

In conclusione, in accordo con gli autori di questo studio, conoscere la percezione soggettiva di benessere degli adolescenti può essere un’informazione utile, insieme al genere, per mettere a punto delle strategie per prevenire forme di cyberbullismo e bullismo o il loro sfociare, per le vittime, in ideazione suicidaria!

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