La complessità depressiva: polimorfismi genici e stress ambientale

Come molti studi e osservazioni cliniche hanno appurato negli ultimi decenni, la depressione è un disturbo particolarmente complesso, nonchè grave sul piano sintomatologico e funzionale.

Nell’articolo di oggi vorrei soffermarmi sugli aspetti eziologici del disturbo. Come abbiamo visto in articoli precedenti dedicati ad altri disturbi, l’indagine sulle cause sottese a tali condizioni patologiche è fondamentale per poter progredire sui piani della diagnosi, intervento e,soprattutto,della prevenzione.

Ritornando all’argomento che stiamo affrontando, diversi studi presenti in letteratura, definiscono la Depressione come “disturbo poligenico e multifattoriale”.

Questi termini ci costringono a ricordare alcune fondamentali precisazioni:

  • Esistono, nel DNA individuale, polimorfismi genici (geni) predisponenti alla comparsa del disturbo.
  • Il rapporto tra aspetti genetici e Depressione non è deterministico (l’uno causa l’altro) ma probabilistico (l’uno è un fattore di rischio dell’altro).
  • Perché il disturbo arrivi a manifestarsi bisogna considerare un’interazione complessa tra substrato genetico e stressors ambientali, che impattano sui primi slatentizzando i sintomi depressivi.

A questo proposito, uno studio molto recente (Gonda et al., 2018) ha indagato, in 1682 soggetti, quali geni potessero essere più rilevanti per l’esordio del disturbo.

In particolare, gli autori hanno considerato 7 geni che, in più studi e in stretta interazione con stressors ambientali, sono risultati più legati al fenotipo depressivo: GALR2, BDNF, P2RX7, HTR1A, SLC6A4, CB1, HTR2A.

A partire da questi, i polimorfismi genici che sembrano essere maggiormente presenti nell’interazione “gene-ambiente”, sono BDNF e HTR1A.

In conclusione, questi brevi spunti forniscono ulteriori e preziosi dati circa la stretta interdipendenza tra aspetti ambientali e genetici, nel determinismo sotteso alla comparsa di un Disturbo Depressivo.

Ritornando a quanto affermato precedentemente, dunque, approfondire quali pull genetici siano maggiormente sensibili all’impatto di agenti stressogeni, è un’opera doverosa che i professionisti della salute mentale devono compiere per fornire soluzioni sempre più valide e specifiche ai bisogni e necessità che questa grave malattia costringe ad ascoltare! Buona riflessione!

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