Intrusività e sensibilità: quando l’emozionarsi è un incontro con l’altro.

Oggi parliamo delle emozioni del bambino, o meglio di come la loro capacità di gestirle sia influenzata dalle cure degli adulti presenti nei primissimi anni della sua vita.

Il contesto e le relazioni hanno un ruolo importante nel corretto sviluppo della capacità di misurare gli stati emotivi, in questo però non c’è da dimenticare l’influenza delle caratteristiche personali dell’individuo. Da diversi anni gli studi scientifici che si sono occupati di indagare i fenomeni emotivi si sono focalizzati sulle modalità attraverso cui fattori contestuali e personali possano influenzare lo sviluppo emotivo dei bambini.

A tal proposit, Mortensen e Barnett (2019) hanno recentemente condotto uno studio in hanno indagato il ruolo di tre variabili nello sviluppo della capacità di gestire le emozioni, in particolare:

  • Stile genitoriale intrusivo: si riferisce ad una modalità relazionale eccessivamente invadente da parte dei genitori, che interferisce con lo sviluppo delle autonomie personali.
  • Sensibilità degli insegnanti: si riferisce al grado di attenzione con cui l’insegnante riesce a cogliere e a rispondere coerentemente ai bisogni emotivi del bambino.
  • Emozionalità negativa: si riferisce alla prevalenza di emozioni negative nello spazio d’esperienza del bambino.

Gli autori hanno potuto osservare come un bambino esposto ad uno stile genitoriale troppo invadente dai 14 ai 36 mesi di vita tende ad avere uno sviluppo più lento rispetto ai coetanei nell’apprendimento del controllo delle proprie emozioni. Dall’altra parte la sensibilità dell’insegnante nel prendersi cura del bambino, come prevedibile, ne favorisce l’attesa evoluzione normale evoluzione.
A partire dall’analisi dei risultati, tuttavia, emerge come questi due elementi, la genitorialità intrusiva e la sensibilità dell’insegnante, non sembrino esercitare un’influenza significativa in bambini con alti livelli dei emozionalità negativa. Sembra però che le differenze individuali abbiano un certo peso nell’aumentare la sensibilità dell’insegnante in situazioni dove l’intrusività nella situazione familiare è evidente.

L’interesse verso questi risultati è dovuto al fatto che forniscono a chi lavora nel campo educativo (genitori compresi) strumenti per avere un rapporto più efficace con bambini che hanno problemi particolari in aree emotive, aprendo alla possibilità di avvicinarli e di aiutarli nel processo di migliore sviluppo emotivo in un ambiente più sereno.

Lo studio mette in luce l’importanza delle relazioni tra il bambino e le figure adulte che lo circondano, specie nelle prime fasi della vita. Le risposte emotive sono condizionate dal rapporto con il mondo esterno e con le persone che lo compongono, l’imparare a gestirle grazie agli adulti diventa quindi un’abilità importante per una sana crescita personale.

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